martedì 25 settembre 2012

Questa è l'Acqua.



E' una cosa difficile da afferrare, il percome delle cose.


Non sa di averlo fatto, perché da quando in qua anche il migliore dei maghi sa di usare la magia sulle persone e non la semplice abilità di uno svelto di mano e sciolto di lingua? Sophie crede di avere ormai capito alla sua età che la magia altro non è se non il semplice rapporto tra una persona e le altre persone che la circondano.



Sophie resta lì e le guance tracciano roventi righe di lacrime scaturite da una cosa che non è gioia né dolore, con in più un pizzico di medicine.



A partire da quel giorno dentro una culla di metallo con le lenzuola bianche inamidate e l'altro seno una bomba a orologeria e il veleno di molti linfonodi del corpo Sophie sa e lo sa per davvero che per il Solomon-che-lei-ama lei non è solamente il suo corpo o quello che c'è dentro il suo corpo. Che la malattia è una cosa che hai, non una cosa che sei.



Prendo gli antidepressivi da, quanto sarà, un anno, e ritengo di avere i numeri per dire come sono. Sono straordinari, davvero, ma sono straordinari come sarebbe straordinario vivere, che so, su un altro pianeta caldo e comodo fornito di cibo e acqua fresca: sarebbe straordinari, ma non sarebbe la cara vecchia Terra. Ormai è quasi un anno che non sto sulla Terra, perchè sulla Terra non me la cavo troppo bene. Diciamo che me la cavo un po' meglio dove mi trovo adesso, sul pianeta Trillafon, con grande piacere, credo, di tutti gli interessati.



Non so davvero se la Cosa Brutta sia davvero depressione. Prima avevo sempre pensato che la depressione fosse come una tristezza davvero profonda, tipo quella che ti prende quando muore il tuo bravo cagnolino, o quando in Bambi uccidono la madre di Bambi. Pensavo che t'imbronciassi un po' e magari se eri una femmina versavi qualche lacrimuccia dicendo: - Per la miseria, sono davvero depressa, - ma poi vengono gli amici, se ce li hai, a tirarti su di morale e a rimetterti in sesto e poi al mattino è come un colore sbiadito e dopo un paio di giorni chi se lo ricorda più. La Cosa Brutta - e mi sa che la depressione è questo e nient'altro - è molto diversa, e indescrivibilmente peggio. Mi sa che dovrei dire più o menoindescrivibilmente, perché nell'ultimo paio d'anni ho sentito le persone più disparate cercare di descrivere la "vera" depressione. Uno della televisione con lo scilinguagnolo ha detto che secondo certi è come sott'acqua, sotto una massa d'acqua che non ha superficie, almeno per te, che qualunque direzioni prendi trovi solanto altra acqua, niente aria fresca né libertà di movimento, solo restrizioni e soffocamento, e niente luce. (Non so quanto sia azzeccato dire che è come essere sott'acqua, ma provate a immaginare il momento in cui vi rendete conto, in cui improvvisamente capite che per voi non c'è superficie, che potete nuotare finché vi pare tanto lì dentro ci affogate; immaginate come vi sentireste in quel preciso istante, come Cartesio all'inizio della sua seconda cosa, poi immaginate quella sensazione in tutta la sua piacevolissima intensità soffocante protrarsi per ore, giorni, mesi... forse questo è più azzeccato).



Perché la Cosa Brutta attacca non solo te facendoti sentire male e mettendoti fuori uso, ma attacca in special modo, fa sentire male e mette fuori uso proprio le cose che ti servono a combattere la Cosa Brutta, a sentirti magari meglio, a restare vivo.



Vi ha fatto ammalare in modo da non permettervi di guarire. 



La malattia vi "definisce", specie dopo che è passato qualche tempo. 



Facciamo tante storie quando chi ha una "grave depressione" si suicida; diciamo: - Per la miseria, dobbiamo fare qualcosa per impedire che si suicidino! - Errore. Perché, vedete, tutte quelle persone a quel punto si sono già uccise, nel senso che conta per davvero. Quando scolano interi armadietti di medicine, schiacciano un pisolino in garage o che so io, si sono già uccisi da un pezzo. Quando "si suicidano" si dimostrano semplicmente coerenti. Danno semplicemente forma esteriore a un fatto la cui sostanza in loro esiste gà da molto tempo.



Ho detto: - Perché la porti al rovescio? - riferendomi alla maglia. E May ha detto: - Perché non mi piace che l'etichetta mi graffi il collo -. Io, comprensibilmente, ho detto: - No, dico, perché non tagli l'etichetta? - Al che ricordo che May ha risposto: - Perché non riconoscerei il davanti della maglia. - Eh? - ho detto, facendo lo spiritoso. May ha detto: - Non ha tasche, scritte né altro. Il davanti è uguale e identico al didietro. con la differenza che il didietro ha l'etichetta. Perciò non li distinguerei. - Così ho detto: - No, dico, se il davanti è uguale e identico al didietro, ch edifferenza fa da che parte la indossi? - A quel punto May mi ha guardato serissima per una cosa come undici anni, quindi ha detto: - Per me fa differenza -.




Al lavoro la faccenda somiglia anche al mutismo di un sogno. All'incapacità di parlare quando le cose da dire sono così importanti da diventare un impedimento. Mi sembra di non parlare mai, ora.


Per Barry Dingle, invece, l'amore per Myrnaloy Trask è diventato il campanello emotivo che domina la sua tranquilla esistenza, la condizione di un cuore ormai guidato dalle fluttuazioni


E, ironia delle ineluttabili ironie, nella vita le cose più naturali non sono spesso anche le più terrorizzanti? 


Guardi da una sola angolazione: le cose sembrano senza meta, disordinate. Domina la fluttuazione. Modifichi l'angolazione: illuminazione. Schema. Ordine.


Dingle sente sulla lingua il sapore della materia di cui è fatto il suo cuore. 


Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pescie anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: - Salve, ragazzi. Com'è l'acqua? - I due pesci giovani nuotano un altro po', poi uno guarda l'altro e fa: - Che cavolo è l'acqua?


Ci sono due tizi seduti a un bar nel cuore selvaggio dell'Alaska. Uno è credente, l'altro è ateo, e stanno discutendo l'esistenza di Dio con quella foga tutta speciale che viene fuori dopo la quarta birra. L'ateo dice: - Guarda che io ho le mie buone ragioni per non credere in Dio. Ne so qualcosa anch'io di Dio e della preghiera. Appena un mese fa mi sono lasciato sorpredere da quella spaventosa tormenta di neve lontano dall'accampamento, non vedevo niente, non sapevo più dov'ero, c'erano quarantacinque gradi sottozero e così ho fatto un tentativo: mi sono inginocchiato nella neve e ho urlato: "Dio, sempre ammesso che Tu esista, mi sono perso nella tormenta e morirò se non mi aiuti!" - A quel punto il credente guarda l'ateo confuso: - Allora non hai più scuse per non credere, - dice. - Sei qui vivo e vegeto -. L'ateo sbuffa come se il credente fosse uno scemo integrale: - Non è successo un bel niente, a parte il fatto che due eschimesi di passaggio mi hanno indicato la strada per l'accampamento. 

David Foster Wallace







LiLLy V.









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